Comunicato stampa

Quando una parte cerca la sconfitta totale dell’altra, non ci sono vincitori

L’equità per tutti si ottiene quando c’è equilibrio tra la libertà di religione e le disposizioni contro la discriminazione. La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni mostra la via per trovare equilibrio tra i diritti religiosi e i diritti LGBT.

Appena un anno fa la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni ha chiesto pubblicamente ai legislatori americani l’approvazione di leggi che salvaguardassero la libertà di religione e che incrementassero, al contempo, la tutela della casa e del lavoro per le persone LGBT. Sei settimane dopo la conferenza stampa tenuta dalla Chiesa e dopo intensi negoziati tra le varie parti interessate a livello di comunità, il governo dello Stato dello Utah ha approvato delle leggi innovative che hanno raggiunto tale obiettivo. 

Gli organi di stampa hanno da subito soprannominato questa legge il “Compromesso dello Utah”.  Laurie Goodstein del New York Times ha descritto questo impegno come una “via di mezzo ottimale” tra la libertà di religione e i diritti gay. Il Wall Street Journal ha titolato: “Utah Shows the Way on Gay Rights”, ovvero, “Lo Utah indica la strada per i diritti gay”, mentre il Washington Post ha parlato di una “pietra miliare nella legge”. Altri lo hanno definito “il miracolo dello Utah”.

Tuttavia, qualcuno ha mostrato meno entusiasmo, manifestando il desiderio di impedire che l’impegno dello Utah venga preso come modello da altri stati. Uno scrittore del Daily Beast ha dichiarato che questa normativa “terribile” danneggia la libertà di tutti. Altri invece si sono domandati se non venga protetta solamente la libertà di religione della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni e di nessun altro.

Tutto questo apre una finestra interessante sul processo di negoziazione che fa parte del dibattito pubblico.  La conferenza stampa tenuta dalla Chiesa e le leggi specifiche che la legislatura dello Utah ha approvato sono ora di dominio pubblico e sono facilmente consultabili, pertanto non dovrebbe esserci confusione a riguardo. Mettendo da parte i dettagli, tuttavia, è importante che non si perda di vista il fulcro del messaggio della Chiesa. 

L’intento della Chiesa è quello di promuovere sani principi per incoraggiare il dibattito e l’azione con leggi che esprimano un trattamento equo per tutti. L’autore e giornalista Jonathan Rauch, egli stesso un sostenitore della libertà di religione e dei diritti gay, l’ha capito. “Il modo corretto di leggere la dichiarazione mormone”, ha detto, “è di interpretarla come un invito a dialogare e non come una risposta definitiva”. Chiamando la proposta della Chiesa “un ramoscello d’ulivo”, ha continuato affermando che “trovare un equilibrio adeguato è possibile. Infatti, è stato fatto più e più volte”.

L’ambiente dell’informazione nella nostra società spinge il pubblico a vedere i conflitti come parte di una più vasta guerra culturale, una battaglia in cui il “vincitore prende tutto” e in cui può avere ragione soltanto un punto di vista, e dove l’unica risposta possibile a ogni domanda è “sì” o “no”. Una tale polarizzazione ottiene soltanto d’indurire il nostro cuore e d’inasprire il nostro pensiero. L’obiettivo della Chiesa è aiutare a sciogliere questo nodo. Per farlo, tuttavia, è necessario che ci siano fiducia e buona volontà da entrambe le parti. Viviamo in una società pluralistica — questo è un semplice dato di fatto — pertanto diversi punti di vista devono trovare il modo di coesistere senza eliminarsi a vicenda. Queste due cose buone — la protezione della coscienza delle persone religiose e l’affermazione del diritto delle persone LGBT a vivere una vita dignitosa — possono essere compatibili. La garanzia di successo è data dalla reciprocità.

L’equilibrio tra questi interessi contrastanti, e non una guerra che contrapponga due posizioni assolute l’una contro l’altra, è un approccio più corretto in questa nostra democrazia pluralistica. I diritti funzionano meglio quando vengono ricercati e condivisi da tutti. E dal momento che tutti noi viviamo e respiriamo e ci muoviamo all’interno dello stesso spazio pubblico, non esiste alternativa accettabile per risolvere le nostre divergenze.

Una società nella quale ognuno ottiene ciò che vuole non è una democrazia, ma è piuttosto un’utopia — parola che significa letteralmente “non attuabile”. Poiché l’iniziativa della Chiesa ha ottenuto un riscontro positivo su tutti i fronti, il risultato è probabilmente la normativa protettiva più equilibrata negli USA, non solo per le persone di fede mormone e per le persone LGBT, ma per tutte le entità religiose, le piccole aziende e gli individui. Per quanto riguarda i diritti LGBT, le leggi a tutela della casa e del lavoro che erano in atto in alcune municipalità sono state rapidamente estese a tutto lo stato. Viene inoltre garantita a entrambe le parti libertà d’espressione dentro e fuori dal luogo di lavoro senza dover affrontare delle ripercussioni.  

Per quanto le specifiche della legge dello Utah potrebbero non essere applicabili in ogni altro posto, è l’approccio ciò che conta: il riconoscimento del fatto che persone con punti di vista estremamente diversi, se hanno buona volontà, possono far funzionare le cose. Questo approccio ha richiesto alle organizzazioni religiose di tendere la mano per proteggere i diritti delle persone LGBT, così come ha richiesto a chi si batte per i diritti LGBT di riconoscere la legittimità della coscienza religiosa. Entrambe le parti hanno dovuto offrire qualcosa, ma nessuno ha dovuto sacrificare i propri principi e le proprie credenze. È tempo che i gruppi LGBT e i gruppi religiosi di tutto il mondo facciano altrettanto.

La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni mira a interrompere il ciclo della diffidenza. Non si tratta di un approccio nato da una pia illusione o da una fiducia imprudente, piuttosto è il prodotto di anni di delibere, di dibattiti e di ascolto. Il compito è stato descritto al meglio dall’anziano D. Todd Christofferson durante una visita del comitato editoriale due giorni dopo la conferenza stampa del 27 gennaio. “Onestamente, quello che stiamo dicendo è che dobbiamo svolgere noi il lavoro difficile. Non possiamo solamente buttare lì uno slogan e chiuderla così. Non è abbastanza”.

Guida allo stile:Quando fate un articolo sulla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, nel menzionare per la prima volta il nome della Chiesa vi preghiamo di riportarlo per intero. Per ulteriori informazioni sull’uso del nome della Chiesa, consultate online la Manuale di stile.