Comunicato stampa

Il Processo di Costruzione di un Tempio Mormone

Questo articolo è sulla costruzione dei templi mormoni. In tutto il mondo la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni ne ha 140 aperti. I templi non sono la stessa cosa delle cappelle mormoni, dove ogni settimana i Santi degli Ultimi Giorni si recano per i servizi di culto domenicali. I templi sono chiusi di domenica e dopo la loro dedicazione solo i mormoni che osservano le norme più elevate della religione possono entrarvi.

Dopo venticinque anni di lavoro come siderurgico, Lec Holmes è un esperto in materia. Nel partecipare alla costruzione del secondo tempio della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni a Provo, nello Utah (USA), ammette: “Non è un tipico lavoro [di costruzione]”. Non è tipico per via del tetto con una forte pendenza (è abituato a edifici di forma quadrata con tetto piatto). Non è tipico per via dell’unità tra le varie parti coinvolte nella costruzione (dice che “tutti vanno d’accordo”). Non è tipico perché i templi mormoni sono costruiti con gli standard più elevati (nota che gli operai del cantiere di Provo sono “più coscienti della qualità del lavoro svolto [sul posto]”).

Di fatto, per chi vive nelle loro vicinanze, i templi completati della Chiesa sono strutture “belle”, progettate per durare centinaia di anni grazie all’alta qualità dei materiali impiegati e agli standard costruttivi rigorosi.

Questo documento spiega il processo di costruzione di un tempio mormone dall’inizio alla fine. Mostra come la creazione di queste strutture sacre è molto simile alla costruzione di tutti gli altri edifici (i leader identificano la necessità di averli e scelgono il sito, gli architetti li progettano e i costruttori li edificano), ma sotto molti aspetti è anche unica per via dell’importante ruolo che i templi hanno nella teologia dei Santi degli Ultimi Giorni.

Finanziamento, necessità e scelta del sito

Innanzitutto, è importante notare che i templi mormoni sono costruiti con i fondi della Chiesa destinati a questo scopo e che la Chiesa copre i costi senza richiedere mutui o altri finanziamenti. L’anziano William R. Walker, direttore esecutivo del Dipartimento del tempio della Chiesa, spiega: “Da più di cento anni, nella Chiesa seguiamo la pratica ben consolidata di non chiedere prestiti e di non ipotecare proprietà per edificare i templi. Pertanto, non costruiamo un tempio se non possiamo pagare l’edificio al momento della costruzione”.

La Chiesa cerca di offrire la possibilità ai mormoni di tutto il mondo di accedere ai templi. L’ottantacinque percento dei fedeli vive a meno di 320 km da un tempio e queste strutture di solito sono ubicate in zone con abbastanza santi (non c’è un numero minimo) che ne giustifichino la costruzione, oppure dove ci sono grandi distanze tra i templi. Gli annunci pubblici dei nuovi templi sono di solito fatti dal presidente della Chiesa alla Conferenza generale

Una volta presa la decisione di costruire un tempio in una certa zona, la Prima Presidenza sceglie, con l’aiuto della preghiera, il luogo esatto dove procedere con la costruzione. Questa è una pratica in uso sin dagli albori della Chiesa. Ad esempio, nel luglio del 1847, subito dopo l’ingresso nella Valle del Lago Salato, Brigham Young individuò il lotto di terreno su cui erigere il Tempio di Salt Lake, nello Utah (USA). Più recentemente, dopo che nel 2008 la Chiesa annunciò la costruzione del Tempio di Kansas City, nel Missouri (USA), il presidente Dieter F. Uchtdorf, membro della Prima Presidenza, (su richiesta del presidente della Chiesa Thomas S. Monson) trascorse diversi giorni a visitare i molti possibili siti nella zona. Il presidente Uchtdorf tornò a Salt Lake City e raccomandò al presidente Monson il punto dove alla fine il tempio è stato costruito.

Bill Williams, che dal 2003 è un architetto della Chiesa, spiega che la Chiesa cerca siti “di spicco, in zone attraenti, zone che possano superare la prova del tempo”.

Fase di progettazione e importanza di un “progetto sostenibile”

Una volta che è stato scelto il sito e che la Chiesa stabilisce le dimensioni dell’edificio (in base al numero di fedeli nell’area), un gruppo di architetti della Chiesa disegna dei possibili progetti per gli esterni e per gli interni.

Benché lo scopo di ognuno dei 140 templi della Chiesa sia lo stesso, molti aspetti dell’esterno e dell’interno di ciascun edificio sono unici, adattati alla popolazione e all’area locali. Williams spiega che i bravi architetti “vogliono creare un progetto unico, che abbia la sua personalità, e [con i templi i dirigenti della Chiesa] permettono [loro] di farlo”. Aggiunge che ci sono molte cose che possono rendere unico un tempio, tra cui “i motivi decorativi, il tipo di mobilia, le suppellettili, il modo in cui è articolato. Un tempio può andare dall’avere un aspetto moderno, come quello del Tempio di Washington D.C. [negli USA], all’avere uno stile gotico neoclassico, come quello del Tempio di Salt Lake”.

Per creare un aspetto e un’atmosfera adatta a un tempio specifico, gli architetti si servono di molte risorse. Ad esempio, quando la Chiesa ha progettato il suo futuro tempio nella Repubblica Democratica del Congo, Williams racconta che il suo gruppo si è incontrato con le persone del luogo per “comprendere la natura delle persone, la nazione in cui vivono, i mormoni del posto e come [potevano] meglio costruire il tempio” per loro.

Un aspetto fondamentale della progettazione è ideare un “progetto sostenibile”, ossia, come spiega Williams, cercare di ridurre i costi operativi del tempio a lungo termine. “Al fine di abbassare i costi a lungo termine, per noi proprietari è opportuno fare il possibile per rendere i sistemi favorevoli all’ambiente, gli impianti meccanici energeticamente efficienti, come pure assicurarci che i materiali per gli interni siano durevoli, in modo che non si consumino subito, e adoperarci per risparmiare acqua. Questo è quello che si intende per sostenibile”.

Con la complessità degli impianti di un tempio, la sostenibilità non è un’impresa semplice. Jared Doxey, direttore del reparto architettura, ingegneria e costruzione del Dipartimento delle proprietà immobiliari della Chiesa, racconta: “Ci sono migliaia di sistemi e di componenti che devono funzionare tutti in armonia. Fare in modo che tutto sia al massimo, come progettato, è una questione molto complicata che va risolta al cento percento”.

Nella scelta dei materiali da costruzione, la Chiesa si accontenta solo del meglio. Il modello per questa scelta, spiega l’anziano Walker, si trova nella descrizione biblica del Tempio di Salomone che si trova in 1 Re 7. “Per costruire il tempio usarono i migliori materiali e la migliore mano d’opera. Questo è il modello che seguiamo”, afferma l’anziano Walker. “Non perché sia pomposo, ma bello, come meraviglioso tributo a Dio”.

Williams spiega che il ruolo dell’ispirazione è fondamentale per il progetto di un tempio: “Questi edifici sono le Sue case e desideriamo assicurarci che tutti sentano questa responsabilità, così negli incontri di progettazione iniziamo con una preghiera”.

Occorrono sino a due anni per il processo di progettazione e l’anziano Walker fa notare che la Prima Presidenza è costantemente coinvolta e fornisce le approvazioni finali per tutto, “dai particolari architettonici ai colori e ai campioni di moquette”.

Fase di costruzione

Per via degli alti standard per la costruzione dei templi, la Chiesa invia rappresentanti in tutto in mondo per cercare i migliori appaltatori. La Chiesa si serve di più di una dozzina di appaltatori e Doxey spiega che “la complessità dei progetti dei templi richiede il meglio di quello che la maggior parte dei lavoratori ha mai dato”.

Ad esempio, Cory Karl della Divisione dei servizi edilizi della Chiesa racconta che nelle opere di muratura, la Chiesa richiede “che dispongano i mattoni in maniera rigorosa, in modo che il tutto sia assolutamente uniforme e omogeneo” e, pertanto, “costruito al massimo livello delle capacità umane”.

Dustin Mundy, che sovrintende alle strutture metalliche del Tempio di Provo centro (comprese quelle delle scale a chiocciola), racconta che, oltre al naturale desiderio di lavorare al meglio per questo progetto, egli è anche ulteriormente motivato dal fatto che alcuni suoi antenati costruirono le scale nel Tempio di Manti, nello Utah (completato nel 1888). Afferma: “È una benedizione. Vuoi lavorare al massimo della qualità, assumi i migliori operai qualificati che puoi avere in cantiere e fai del tuo meglio”.

Due sono le ragioni principali delle elevate norme costruttive: primo, i Santi degli Ultimi Giorni credono che i templi siano tra i luoghi più santi sulla terra e un tributo a Dio; secondo, la Chiesa costruisce questi edifici per durare centinaia di anni.

I rappresentanti della Chiesa si assicurano che le ditte edili siano economicamente stabili e in grado di rispettare le regole della Chiesa (tra cui la proibizione nel cantiere di fumare, bere alcolici e ascoltare musica a volume elevato, anche se gli operai non devono necessariamente essere Santi degli Ultimi Giorni). La Chiesa invita quindi le ditte selezionate alla gara d’appalto. Una volta scelta la ditta, occorrono in genere dai ventiquattro ai quarantotto mesi per la costruzione, secondo il luogo.

Nei cantieri fuori dagli Stati Uniti, per vari motivi la costruzione può durare più tempo. Doxey spiega: “In alcune nazioni, a volte c’è più lavoro da effettuare manualmente che negli Stati Uniti, dove magari abbiamo l’attrezzatura per svolgerlo”. Karl aggiunge che in alcune aree internazionali “altre circostanze indipendenti dal cantiere del tempio” possono rallentare i lavori, ad esempio tasse aggiuntive imposte dal governo locale.

Sebbene sia difficile trovare ditte qualificate, gli standard elevati sono vantaggiosi sia per la Chiesa sia per i lavoratori. Non solo i progetti di costruzione di templi forniscono lavoro nelle comunità locali, ma offrono a molti addetti edili quello che loro considerano il culmine della loro carriera. Ad esempio, Doxey racconta che il caposquadra delle strutture di cemento del Tempio di Philadelphia, nella Pennsylvania (USA), al momento in costruzione, gli ha detto che in trenta anni “non ha mai visto un edificio così ben progettato” e che, secondo lui, durerà così a lungo che “sarà ancora in piedi quando l’umanità non ci sarà più”.

Apertura al pubblico, cerimonia della pietra angolare e dedicazione

Come menzionato all’inizio dell’articolo, solo i Santi degli Ultimi Giorni che osservano le più alte norme della religione possono entrare in un tempio dedicato. Pertanto, una volta completata la costruzione e prima della dedicazione dell’edificio, per diverse settimane la Chiesa apre al pubblico le porte del tempio per un giro guidato gratuito. Queste aperture al pubblico sono un’occasione rara per chiunque nella comunità, mormoni o no, di visitare l’interno di un tempio e di conoscere meglio il credo dei Santi degli Ultimi Giorni.

In seguito, una o due settimane dopo la conclusione del periodo di apertura al pubblico, un dirigente della Chiesa (di solito un membro della Prima Presidenza) dedica formalmente il tempio. Un evento che caratterizza la dedicazione è la cerimonia della pietra angolare, durante la quale i dirigenti della Chiesa e altre persone mettono malta attorno alla pietra angolare per simboleggiare il completamento del tempio. Dopo, spiega l’anziano Walker, il presidente o la persona da lui incaricata, offre la preghiera dedicatoria “per consacrare il tempio che sarà usato per gli scopi sacri per i quali l’edificio è costruito”.

Una bella aggiunta per la comunità

L’anziano Walker ricorda che nel 2008, all’apertura al pubblico del Tempio di Twin Falls, nell’Idaho (USA), i leader della comunità e i giornalisti si sono riferiti alla struttura parlando del “nostro tempio”, il che gli ha fatto pensare che la bella struttura di un tempio e il terreno circostante tenuto in maniera immacolata sono qualcosa di cui i cittadini locali vanno fieri. Di fatto, l’esperienza mondiale dimostra che i templi mormoni hanno un’influenza positiva sul valore delle proprietà vicine, persino in tempi di crisi economica.

“Penso che ciò dimostri che il tempio, normalmente, sia in una comunità uno degli edifici più belli, se non il più bello. È naturale che, non solo i membri della nostra chiesa, ma tutte le persone della comunità siano, in genere, siano molto contente di avere un tempio sentendolo anche come il ‘loro tempio’. Noi speriamo che sia così”.

Guida allo stile:Quando fate un articolo sulla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, nel menzionare per la prima volta il nome della Chiesa vi preghiamo di riportarlo per intero. Per ulteriori informazioni sull’uso del nome della Chiesa, consultate online la Manuale di stile.