Comunicati stampa

Epidemia di colera in Papua Nuova Guinea

L’anziano Dirk Smibert, Settanta di Area, e un piccolo gruppo di dirigenti papuani della Chiesa sono arrivati a Daru con il buio, nel tardo pomeriggio dell’undici novembre. “Avevamo programmato solo una breve visita a Daru prima di ripartire il giorno seguente, così abbiamo fissato un incontro con i dirigenti del sacerdozio per una riunione di addestramento per la mattina dopo. Quella mattina uno dei presidenti di ramo mi informò che 11 membri del suo ramo erano appena morti di colera”.

L’anziano Smibert ha chiamato immediatamente la presidenza di area, che ha organizzato subito una riunione per le emergenze con il Dipartimento per i Servizi di benessere. Lavorando rapidamente con i medici e i politici locali, è stato possibile attuare piani di emergenza e la Chiesa ha potuto mettere a disposizione una cappella da utilizzare come estensione temporale dell’ospedale locale, che è cresciuta rapidamente ben oltre la capacità quando l’epidemia si è diffusa.

“Gli abitanti del luogo ci hanno aiutato tanto, portandoci gli ammalati con le canoe”, ha detto il dottor Anthony Mahler, un medico australiano volontario venuto in Papua Nuova Guinea come membro della squadra di soccorso. “Durante le prime 24 ore, al villaggio di Sogere, abbiamo affrontato oltre 200 casi di colera, inclusi 30 casi gravi”.

Quando la notizia dell’epidemia è giunta in Australia, dopo la morte di 100 abitanti della Papua Nuova Guinea causata dall’epidemia, il confine australiano dello Stretto di Torres è stato chiuso . Al momento, è stato riportato che l’epidemia aveva già infettato almeno 5000 persone.

La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni ha collaborato con diverse altre organizzazioni non governative per rispondere all’epidemia e ha inviato alla regione 25 tonnellate di cibo e attrezzatura medica per le emergenze. Le forniture includevano otto tonnellate di riso, quattro tonnellate di pesce, quattro tonnellate di farina, 1000 saponette con antibatterico e quattro tonnellate di olio da cucina. Il Centro Umanitario di Salt Lake City della Chiesa ha inviato a Port Moresby anche 2500 bottiglie con il filtro per l’acqua. La Chiesa e i suoi membri hanno lavorato con l’AusAID, Medici Senza Frontiere, l’Organizzazione Mondiale della Sanità e altri gruppi per soccorrere gli ammalati e anche per istruire le comunità su come prevenire il diffondersi della malattia.

Un corriere speciale organizzato e finanziato attraverso il dottor Mahler e il dottor David Williams impegnati nella Chiesa, insieme a l’organizzatrice della Chiesa Shane Palmer di base a Cairns, si è diretto nell’isola di Daru e al vicino delta del fiume Fly per fornire soccorso immediato ai pazienti affetti dalla malattia.

Il dottor Williams, del rione di Capalaba, ha detto: “Uno dei momenti più difficili è stato nel villaggio di Sisiama, quando ho dovuto inginocchiarmi nel fango per più di un’ora sorreggendo una cannula endovenosa inserita nella vena di un bambino mentre egli scalciava e si dimenava.  Nel frattempo, stavamo somministrando alla madre liquidi endovena perché non produceva più latte materno. Mentre stava accadendo tutto ciò, lei stava cercando invano di allattarlo per dargli un po’ di conforto. Alcune persone non mangiavano e non bevevano niente, avevano troppa paura di contrarre il colera”.

In un remoto villaggio vicino al fiume Bamu, i dottori e lo staff medico hanno assistito 185 pazienti in una sola notte, lavorando con la luce delle torce o delle lampade portatili, in un ospedale improvvisato. In alcuni casi, hanno aiutato a rianimare e stabilizzare pazienti sul punto di morire a causa di una grave disidratazione.

“C’era un ragazzo che [aveva un attacco] quando è arrivato, e probabilmente sarebbe morto a minuti”, ha detto il dottor Mahler. “Molti altri non avrebbero superato le 24 ore. Sebbene a Daru ci fossero i medicinali, mancavo le persone qualificate a somministrarli. Le persone erano davvero grate dell’arrivo di due medici”.

Il 20 novembre un rappresentante dell’Organizzazione Mondiale della Sanità a Daru, Geoffrey Clark, ha riferito che l’epidemia di colera sull’isola era sotto controllo, che gli sforzi erano incentrati sul ridurre la sua diffusione nella costa meridionale della Papua Nuova Guinea.

L’anziano Smibert, riflettendo a quel tempo sulla tragedia, ha descritto i suoi pensieri e sentimenti su quando ha saputo dell’epidemia e della morte di molti Santi. Egli ha detto: “Quando la terribile notizia è arrivata ero a una riunione di addestramento con i dirigenti del sacerdozio”.  “Mi è subito venuta in mente la storia della Chiesa. È stato nel 1856, durante la conferenza generale, quando Brigham Young, dopo essere venuto a conoscenza delle condizioni della Compagnia dei carretti a mano di Willie, della quale erano morti molti componenti e che stava soffrendo per il gelo e per la fame, ha chiuso la conferenza e ha mandato il sacerdozio [i fratelli] a salvarla”.

Con l’episodio in mente, l’anziano Smibert ha aggiornato i fratelli sulla crisi di colera e ha raccontato loro questa storia su Brigham Young. “Poi spiegai che stavamo per chiudere la riunione e andare a offrire soccorso”.

Ai fratelli fu distribuito l’olio consacrato, essi andarono a due a due nei villaggi per dare una benedizione ai membri del distretto afflitti dal colera e per impartire benedizioni di conforto a coloro che avevano perso i loro cari. “Quella mattina furono impartite 110 benedizioni”, ha detto l’anziano Smibert.

Fede e amore crebbero nei cuori dei Santi e accaddero miracoli quando i membri e i dirigenti locali della Chiesa e altre organizzazioni lavorarono a stretto contatto per vincere la crisi dell’epidemia. Mentre il punto d’origine del focolaio era a Daru, lì la situazione è stata stabilizzata presto, ma l’epidemia si è spostata subito nei villaggi della terraferma. A dicembre è stato riferito che più di 800 persone erano state colpite dalla malattia e più di 300 persone avevano perso la vita.

Il dottor Mahler, che adesso è tornato in Australia, ha detto: “Curare le persone del fiume Bamu è stata l’esperienza professionale più gratificante della mia vita. Lavorare in condizioni difficili come quelle in cui versavamo è stato molto impegnativo. Ma non c’era soddisfazione più grande di quella di vedere bambini gravemente disidratati rispondere velocemente al trattamento”.

La Chiesa ha registrato la tragica morte di 76 membri della Papua Nuova Guinea. “Esprimiamo il nostro profondo amore e interesse per coloro che sono stati affetti da questa epidemia”, ha detto l’anziano Brent H. Nielson della presidenza dell’Area Pacifico della Chiesa. “Offriamo le nostre sincere condoglianze a coloro che hanno perso familiari e amici”.

Guida allo stile:Quando fate un articolo sulla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, nel menzionare per la prima volta il nome della Chiesa vi preghiamo di riportarlo per intero. Per ulteriori informazioni sull’uso del nome della Chiesa, consultate online la Manuale di stile.