Comunicato stampa

8 marzo. Festa della donna

8 marzo. Festa della donna. Ma quale festa? Ma quale donna? Decine di dibattiti televisivi, centinaia di conferenze, migliaia di articoli di giornale celebrano i successi che molte donne hanno riportato nei più svariati campi: dalla medicina alla politica, dalla cultura al management, dalle scienze all’economia. Ci ricordano il contributo, meno eclatante ma non meno importante, dei milioni di donne che svolgono ormai anche i lavori che un tempo erano considerati prettamente maschili: sono alla guida dei pesanti TIR, al timone di grandi mercantili, nelle officine a riparare motori. Sono ovunque.

E certamente, guidare un partito politico, dirigere una multinazionale, essere a capo di un centro di ricerche sulle nanotecnologie rivela il possesso di doti intellettuali e caratteriali di grande pregio. Anche dirigere una piccola attività commerciale o essere responsabili della filiale di una banca richiede capacità e talenti quanto mai apprezzabili.

Tuttavia, l’8 marzo non appartiene alla cultura della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni per almeno due ordini di motivi. Innanzitutto, perché la Chiesa crede che il valore di una donna – così come quello di qualunque uomo, del resto – non dipenda dai successi professionali o dai titoli accademici acquisiti ma dalle sue qualità personali: carattere, sentimenti, atteggiamenti, virtù e talenti. Nessuna donna – come nessun uomo, d’altra parte – ha motivo più grande di fierezza di quello di sapere di possedere una natura divina, in quanto letteralmente figlia di Dio. Secondo, perché la donna nella Chiesa è onorata e ha un ruolo vitale e riconosciuto da sempre e quotidianamente.

La natura divina della donna trova la sua più piena applicazione nella famiglia. Come disse Spencer W. Kimball, presidente della Chiesa dal 1973 al 1985: «Vorrei dire, senza equivoci, che una donna non troverà gioia, pace e soddisfazioni maggiori, né renderà un più grande servizio all’umanità, dell’essere donna saggia e degna e che cresce dei buoni figli». Concetto che è stato espresso dal grande statista Winston Churchill con queste parole «è più facile governare una nazione che educare tre bambini».

Tra i fedeli Santi degli Ultimi Giorni, le donne – qualunque sia la loro cultura, età, esperienza, condizione sociale – hanno modo di influenzare il loro vicinato, la loro città, il loro Paese e anche oltre, grazie all’organizzazione femminile della Chiesa, la Società di Soccorso, una delle più antiche e grandi organizzazioni femminili al mondo, il cui scopo è di fornire sostegno a tutte le donne della Chiesa, e in generale a tutte le persone, nei loro bisogni materiali e spirituali.

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Le donne portano nel mondo una virtù speciale, un dono divino che le rende atte a instillare qualità come la fede, il coraggio, l’empatia e la purezza nei rapporti con gli altri e nelle culture…..

.. Non esiste miglior ambiente della famiglia tradizionale per allevare la generazione nascente; una famiglia in cui un padre e una madre lavorano in armonia per mantenere, istruire e crescere i figli..

In tutti i casi, una madre può esercitare un’influenza che non può essere eguagliata da nessun’altra persona in alcun altro rapporto. Grazie al potere del suo esempio e dei suoi insegnamenti, i figli imparano a rispettare il genere femminile e a mettere in pratica nella propria vita disciplina ed elevate norme morali; le figlie imparano a coltivare la virtù e a difendere ciò che è giusto, di volta in volta, nonostante non sia popolare. (Anziano D.Tod  Christofferson: Link )

Il poeta William Ross Wallace scrisse: “la mano che fa dondolare la culla è la mano che governa il mondo”

Video: Figlie di Dio (EN)

 

 

Guida allo stile:Quando fate un articolo sulla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, nel menzionare per la prima volta il nome della Chiesa vi preghiamo di riportarlo per intero. Per ulteriori informazioni sull’uso del nome della Chiesa, consultate online la Manuale di stile.