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L'importanza della libertà religiosa anche per chi non è religioso

La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni crede nell’importanza cruciale di difendere e di preservare la libertà religiosa in tutto il mondo.

L’anziano Lance B. Wickman, Autorità generale Settanta a capo dell’Ufficio legale della Chiesa, ha parlato di questo tema al 2016 Religious Freedom Annual Review della BYU.

Quello che segue è il testo integrale del suo intervento.

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Promuovere la libertà religiosa in un’epoca secolare – Principi fondamentali, priorità pratiche ed equanimità per tutti

Anziano Lance B. Wickman

Ufficio legale, Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni

2016 Religious Freedom Annual Review, 7-8 luglio 2016

Introduzione                                                                   

Questa è una conferenza importante. Dobbiamo incontrarci con il fine comune di preservare la libertà religiosa e, quindi, di discutere e dibattere sia i principi fondamentali sia le difficili scelte pratiche. Dobbiamo informarci meglio. Dobbiamo essere più competenti nella nostra capacità di spiegare cosa sia la libertà religiosa e il motivo per cui è così importante. Pertanto offro un plauso a voi per essere venuti e, in particolare, a coloro che hanno organizzato questa conferenza e se ne sono presi cura nel corso degli anni, inclusi il mio caro collega e amico Bill Atkin, Cole Durham, Brett Scharffs, Elizabeth Clark e molti altri, troppi da menzionare tutti. Grazie per tutto ciò che fate per difendere la libertà religiosa.

Il mio argomento di oggi è l’importanza di garantire il diritto fondamentale della libertà religiosa mediante l’istituzione chiara di priorità religiose e, quindi, mediante gli a volte difficili compromessi pratici con i nostri concittadini le cui priorità potrebbero essere diverse dalle nostre.

La libertà religiosa è un diritto fondamentale di primaria importanza

Qualsiasi conversazione su questo argomento deve partire dalla verità che la libertà religiosa è un diritto umano fondamentale, un diritto che è essenziale per lo scopo principale della vita terrena di esercitare il nostro arbitrio morale divinamente concesso al fine di compiere scelte rette che portano alla vita eterna. La libertà religiosa è il bozzolo in cui tale arbitrio viene nutrito e prospera. Fornisce significato e scopo alle nostre famiglie e ai nostri rapporti. Dà speranza e assicura che questo soggiorno terreno, molto spesso colmo di pene e afflizioni, non è la fine ma solo un passo verso un glorioso aldilà. Determina chi e cosa siamo, toccando la profondità della nostra stessa anima, della nostra identità. Questo, da solo, giustifica la protezione della libertà religiosa come diritto umano fondamentale.

Rispettare la libertà religiosa come diritto fondamentale significa che la legge e la società dovrebbero offrire spazio a sufficienza in modo che le persone e le istituzioni religiose possano vivere il proprio credo più profondo liberamente e apertamente. Come ha insegnato l’anziano D. Todd Christofferson qualche giorno fa, quando ha parlato della libertà religiosa:

“Una libertà solida non è meramente ciò che i filosofi politici hanno chiamato la libertà ‘negativa’ da lasciare in pace. […] Piuttosto, è un libertà ‘positiva’ molto più ricca: la libertà di vivere la propria religione o il proprio credo in una ambiente politico e sociale che sia tollerante, rispettoso e pronto ad accomodare le diverse convinzioni”[1].

Chiaramente la libertà religiosa non è assoluta. Alcune restrizioni sono opportune, ove necessarie, per proteggere la vita, la proprietà, la salute e la sicurezza o per prevenire violazioni dei diritti fondamentali degli altri. Come esaminerò in seguito, la libertà religiosa non può prevalere sempre sul diritto delle istituzioni democratiche di stabilire la struttura basilare di una società. Tuttavia, qualsiasi restrizione dovrebbe essere veramente necessaria e non deve essere una scusa per limitare la libertà religiosa.

Le minacce attuali alla libertà religiosa sono molto concrete e profondamente preoccupanti

È facile per gli opinionisti liquidare le preoccupazioni sulla libertà religiosa come eccessive. Dopo tutto, nessuno ha abrogato il Primo Emendamento. Inoltre, non ha forse la Corte Suprema deliberato a favore della libertà religiosa persino in casi controversi? Avete sentito ragionamenti simili,

ma non fatevi trarre in errore. Le minacce attuali alla libertà religiosa sono molto concrete e in rapido aumento. Eugene Volokh, un professore di legge alla UCLA, è stato citato nel New York Times per aver detto: “Se fossi un conservatore cristiano (cosa che non sono di certo), sarei giustamente molto spaventato, non solo per le esenzioni fiscali, ma anche per un’ampia gamma di altri programmi: spaventato perché nel giro di pressappoco una generazione, il mio credo religioso verrebbe trattato nello stesso modo in cui vengono trattate le convinzioni religiose razziste”[2].

Sebbene la stragrande maggioranza degli americani sia disposta a permettere agli altri di credere e di adorare come più aggrada loro, la sfera per l’esercizio libero e pubblico della fede si sta restringendo man mano che la società diventa sempre più indifferente nei confronti della religione e il governo implementa valori secolari in aree una volta considerate private. Senza dubbio un importante punto critico è rappresentato dalla continua rivoluzione sessuale e dall’impiego crescente di leggi non discriminatorie e altri mezzi coercitivi per imporre l’accettazione di una visione secolare del matrimonio, della famiglia, della sessualità e dell’identità sessuale, visione in netto conflitto con convinzioni religiose e stili di vita profondamente importanti. Ciò non sta avvenendo solo in contesti pubblici e commerciali, ma nei confronti delle organizzazioni religiose e delle organizzazioni non-profit loro affiliate, come i college religiosi.

Per esempio, l’organo legislativo californiano ha introdotto un disegno di legge con il quale ha cercato di negare i cosiddetti “Cal Grant”, ossia i “Pell Grant” statali, ai college religiosi per essersi appellati, in base al Titolo IX, al loro diritto federale di avere un’esenzione a titolo religioso; poi li ha inseriti in una lista nera al fine di spingerli ulteriormente ad abbandonare i loro criteri religiosi. Una pressione vigorosa da parte delle scuole religiose è riuscita a far sì che la parte sui Cal Grant venisse per il momento rimossa, ma tutto il resto rimane. L’abilità dei college religiosi con codici d’onore di partecipare alla pari con i college secolari ai contratti di ricerca federali verrà messa presto alla prova e il loro riconoscimento è sotto minaccia. Un distretto scolastico a Lynn, nel Massachussets, ha vietato agli studenti di un college religioso locale di insegnare nelle scuole pubbliche di sua pertinenza, solo perché tale college è contrario a un nuovo ordine esecutivo emesso dalla Casa Bianca a favore di dipendenti LGBT. In Congresso, recenti dibattiti sulla protezione della libertà religiosa nella sfera dei contratti federali hanno incluso argomentazioni che giustificano una completa abrogazione delle esenzioni presenti da tempo nel Titolo VII e nell’American with Disabilities Act in merito ad assunzioni basate sulla fede da parte di organizzazioni religiose, esenzioni che in precedenza godevano di un supporto quasi incontrastato.

Il grande scontro sul mandato del Dipartimento della Sanità e dei Servizi alla Persona in materia di pratiche contraccettive poteva essere facilmente evitato con un pizzico di sensibilità da parte dei rappresentanti governativi nei confronti delle esigenze dei college religiosi e di gruppi come le Little Sisters of the Poor. Infatti, i giudici della Corte Suprema sono giunti rapidamente a una soluzione pratica che protegge gli interessi di tutte le parti coinvolte, una soluzione che i funzionari federali avrebbero potuto adottare anni fa ma scelsero di non farlo.

Su altri fronti, enti autorizzatori e deontologici stanno già cercando di regolamentare quei professionisti che abbracciano costumi sessuali tradizionali. Presto potrebbe essere difficile essere un membro fedele della Chiesa che crede apertamente nel proclama sulla famiglia e allo stesso tempo essere uno psicologo, un assistente sociale o, addirittura, un avvocato. Sostenere pubblicamente tali convinzioni è già difficile a livello sociale, all’interno di circoli professionali, ma presto potrebbe essere difficile per motivi deontologici e di licenza. Sono al corrente di una situazione recente in cui un consiglio professionale statale ha aperto un’investigazione formale su un counselor appartenente alla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni per alcune cose che ha detto come membro del sommo consiglio del suo palo.

Poi, ci sono tutti i conflitti che possono sorgere nell’ambito delle normative sugli spazi pubblici, sia per le organizzazioni a base religiosa sia per i proprietari privati.

Come suggerito dal professore Volokh, ora è virtualmente certo che teorie una volta usate per negare un’esenzione dalle tasse alle organizzazioni finiranno per essere chiamate in causa per mettere in discussione l’esenzione dalle tasse delle chiese che per dottrina rifiutano il matrimonio tra persone dello stesso sesso o hanno norme di dignità legate al comportamento sessuale.

E potrei andare avanti.

A livello più ampio, il rischio maggiore potrebbe non essere legale, ma sociale. Potenti forze culturali tendono a qualificare come bigotto chi ha un credo tradizionale. Il rischio è che i credenti tradizionali e le loro istituzioni religiose possano alla fine essere relegati a uno stato di paria, ossia riconosciuti ufficialmente come “cittadini con pari diritti” mentre nella realtà pratica vengono emarginati e penalizzati per la loro fede.

Il Primo Emendamento protegge gli elementi essenziali del diritto fondamentale alle libertà religiosa, ma non risponde a tutte le domande su tale libertà

Affermando tutto questo non voglio essere allarmista. Non è il momento di rifugiarsi sulle colline con le scorte alimentari in spalla! Il Primo Emendamento è ancora un baluardo contro l’oppressione assoluta. Previene l’istituzione legale di una religione di stato. Protegge un diritto assoluto di credere in qualsiasi religione secondo i dettami della vostra coscienza di far parte di qualsiasi chiesa vi accetti. Protegge con forza il diritto degli individui di adorare “come, dove o ciò che vogliono”. Protegge il diritto di esprimere convinzioni religiose oralmente e in forma scritta, e di passare la vostra fede ai vostri figli. Protegge il diritto di creare una chiesa, di determinarne le dottrine e di stabilire i criteri per appartenervi e per dirigerla senza interferenza alcuna da parte del governo. La Costituzione vieta prove a sfondo religioso per gli incarichi pubblici, preservando un ideale che influenza le politiche pubbliche anche nella sfera privata. Esiste un supporto unanime alla Corte Suprema per il principio secondo cui, in assenza di ragioni estremamente convincenti, il governo non può prendere di mira una pratica religiosa a prescindere da quanto possa essere invisa.

Pertanto non vi sono dubbi che il Primo Emendamento protegga gli elementi essenziali del diritto fondamentale alla libertà religiosa.

Tuttavia, il linguaggio generico del Primo Emendamento fa sì che il modo in cui il diritto fondamentale alla libertà religiosa si applichi ai vari aspetti della vita sia poco chiaro. Per esempio:

Il Primo Emendamento offre a una chiesa il diritto di costruire in un quartiere una casa di riunione, di cui vi è un bisogno impellente, nonostante la normativa urbanistica restrittiva, anche se incrementerà il traffico?
Offre a un dottore religioso il diritto di non eseguire una procedura medica che viola la sua coscienza?
Offre alle scuole e ai college religiosi il diritto di ricevere assistenza, contratti e borse di studio governativi alle stesse condizioni offerte alle scuole e ai college secolari?
Offre agli imprenditori religiosi il diritto di assumere soltanto persone che condividono la loro stessa fede, di scegliere i benefici di assistenza sanitaria per i propri dipendenti o di rifiutare alcuni servizi nonostante la normativa contro la discriminazione?
Offre ai genitori il diritto dell’istruzione a domicilio per i propri figli con una supervisione da parte del governo minima o nulla?
Garantisce la possibilità di dedurre dalle tasse i contributi alle chiese e ad altre organizzazioni religiose?

La verità è che non conosciamo la risposta a queste e a molte altre domande riguardanti la libertà religiosa. E se interpellaste James Madison, che scrisse sostanzialmente il Primo Emendamento, non la saprebbe nemmeno lui. Ciò che lui e gli altri legislatori pensavano di fare quando proposero il Primo Emendamento alla nuova Costituzione, che ovviamente si applicava solamente al governo federale, era prevenire una chiesa nazionale e mantenere più o meno lo stato esistente delle questioni religiose.

Tuttavia, riesco a immaginare Madison mentre dice qualcosa sulla falsariga di ciò che il giudice Scalia ha scritto nella sentenza riguardante il processo Employment Division contro Smith: “Proprio come una società che crede nella protezione negativa concessa alla stampa dal Primo Emendamento è propensa a promulgare leggi che promuovono in modo positivo la diffusione della parola stampata, così ci si aspetta anche che una società che crede nella protezione negativa concessa un credo religioso sia altrettanto bendisposta verso tale valore nel suo legiferare”.

In altre parole, il giudice Scalia ha detto che sebbene il Primo Emendamento possa non salvaguardare ogni diritto importante per chi è religioso, una nazione e una cultura che rispettano la libertà religiosa dovrebbero essere disposte naturalmente a fare più del minimo indispensabile richiesto dalla Costituzione. Dovrebbero essere disposte a promulgare leggi e a venire a compromessi che offrono ai credenti e alle istituzioni religiose lo spazio necessario per vivere secondo le proprie convinzioni più profonde.

L’ambiguità del significato del Primo Emendamento non è un difetto, bensì una parte di un progetto costituzionale che stabilisce la struttura affinché i cittadini risolvano le dispute

Questa ambiguità nel significato del Primo Emendamento non è un difetto, bensì una parte di un progetto costituzionale. Nel suo famoso dissenso in Lochner contro New York, il giudice Oliver Wendell Holmes ha ricordato alla maggioranza della Corte che, sebbene protegga senza alcun dubbio i diritti di proprietà e contrattuali, la Costituzione non include la teoria economica onnicomprensiva. Piuttosto, ha dichiarato il giudice Holmes, la Costituzione “è destinata a persone con punti di vista fondamentalmente differenti”[4].

Proprio come le disposizioni della Costituzione sulla proprietà e sui contratti non rispondono a tutte le domande sui diritti proprietari e contrattuali, così anche le clausole religiose del Primo Emendamento non risolvono i numerosi e complicati conflitti sulla libertà di religione.

Un elemento che si perde nei discorsi di entrambe le parti in merito ai diritti assoluti è una comprensione che in questo ambito la Costituzione degli Stati Uniti fa due cose. Primo, garantisce il fondamento dei nostri diritti più basilari. Secondo, stabilisce un procedimento democratico per risolvere le questioni spinose sui diritti e sulle politiche sociali in modo che, come ha detto il giudice Holmes, le “persone con punti di vista fondamentalmente differenti” possano vivere insieme pacificamente. A volte sembra che pensiamo che la Corte Suprema debba decidere ogni questione davvero importante facendola diventare un “diritto” per poi bilanciare i diritti conflittuali nel modo che ritiene migliore. Questo modo di pensare, però, scredita la nostra democrazia e il nostro civismo. Era intenzione dei padri fondatori che il nostro sistema di democrazia rappresentativa fosse una struttura per risolvere i principali conflitti di opinione in merito a questioni di vitale importanza, non soltanto in merito al luogo in cui trovare l’ufficio postale cittadino.

Nei suoi momenti migliori, la Corte Suprema ha avallato questa visione costituzionale. Il nostro “sistema” costituzionale, ha scritto la Corte nel 1986, “è stato deliberatamente strutturato in modo da assicurare un dibattito completo, vigoroso e aperto sulle questioni importanti che riguardano le persone”[5].

Di recente il giudice Kennedy, scrivendo per la Corte Suprema, ha sostenuto gran parte della medesima visione:

Il nostro sistema costituzionale abbraccia, inoltre, il diritto dei cittadini di dibattere in modo da poter imparare e decidere per poi, mediante il processo politico, agire in concerto per tentare di forgiare il corso della loro epoca e il corso di una nazione che deve ambire continuamente a rendere la libertà sempre maggiore e più garantita. […] L’idea di democrazia è che essa può, e deve, maturare. La libertà abbraccia il diritto, anzi il dovere, di intraprendere discorsi razionali e civici al fine di determinare il modo migliore per costruire un consenso volto a forgiare il destino della nazione e del suo popolo.[6]

Pertanto, sebbene il diritto di libertà religiosa sia certamente fondamentale, la sua applicazione a molte questioni controverse è spesso poco chiara e, pertanto, viene spesso lasciata al processo politico. Non condivido la posizione presa nella sentenza Smith, ma il giudice Scalia aveva sicuramente ragione quando ha scritto: “I valori protetti contro le interferenze governative custodendo gelosamente la Carta dei diritti non sono in tal modo banditi dal processo politico”.[7]

A volte temo che abbiamo fatto troppo affidamento sul fatto che la Costituzione facesse il duro lavoro di cittadini al nostro posto. La Costituzione, incluso il Primo Emendamento, non ha mai avuto lo scopo di renderci cittadini pigri, di assolverci dal dovere e dall’obbligo di essere vigili in difesa dei nostri interessi e dei nostri diritti religiosi. Piuttosto, lo scopo principale della Costituzione è di stabilire un sistema di governo che permetta di trovare compromessi sostenibili consentendoci di vivere all’interno di una società più vasta. Come cittadini di questa nazione, abbiamo il dovere di lavorare con i nostri connazionali per trovare soluzioni fattibili a problemi esasperanti, tra cui i conflitti di diritti e di interessi fondamentalmente conflittuali. Il Signore ha detto: “Beati quelli che s’adoperano alla pace”[8]. È nostro dovere cristiano trovare modi per creare pace. A volte per creare pace è necessario venire a dei compromessi, ovviamente non compromessi in merito alla nostra dottrina, al nostro credo o ai nostri standard morali, ma compromessi nell’applicazione della libertà religiosa alla realtà pratica della vita in questa nazione cosmopolita.

Stabilire priorità e cercare pace

Dal mio punto di vista, chi tra noi ha profondamente a cuore la libertà religiosa ha due responsabilità importanti se vogliamo essere anche operatori di pace. Primo, dobbiamo stabilire delle priorità in modo da essere chiari in merito a ciò che è essenziale per la libertà religiosa e a ciò che è meno importante. Solo a questo punto possiamo capire dove è possibile scendere a compromessi. Secondo, dobbiamo imparare come essere coinvolti politicamente, socialmente e professionalmente al fine di difendere la libertà religiosa come diritto fondamentale e di venire a compromessi opportuni nell’interesse dell’equanimità verso gli altri e della pace. Vorrei parlare di entrambe queste responsabilità.

La prima, stabilire priorità relative alla libertà religiosa. Alcune persone potrebbero rimanerne scioccate, ma non tutte le libertà religiose hanno la stessa importanza. È ovvio, ma è essenziale per pensare con chiarezza. Per esempio, se doveste fare una scelta tra la libertà di pregare con la vostra famiglia nella vostra casa e la libertà di assumere nella vostra grande azienda solo persone della vostra religione, credo che sia ovvio quale delle due scegliereste. Sebbene entrambe riguardino la libertà religiosa, una è più vitale dell’altra. Benché possa limitare il libero esercizio della religione, vietare ai grandi imprenditori di assumere persone della loro stessa fede è la legge da decenni. Vietare a qualcuno di pregare nella propria casa, però, sarebbe un atto intollerabile di tirannia.

Perciò, in una nazione pluralista dove, nell’esercizio della propria influenza, le istituzioni e gli individui religiosi si trovano a competere con altri con priorità e interessi molto diversi, a volte dobbiamo compiere scelte difficili. Dobbiamo stabilire delle priorità. I paladini della libertà religiosa devono decidere che cosa è più vicino al fulcro essenziale della libertà religiosa e che cosa è più marginale. Fare altrimenti rischia di indebolire la nostra difesa di ciò che è vitale. Se tutto ciò che può essere considerato anche lontanamente “religioso” viene trattato con la stessa importanza, allora di fatto nulla di religioso è importante.

Il nucleo più profondo

Vediamo, quindi, quali diritti fanno parte del nucleo più profondo delle libertà religiose. Qui le nostre tradizioni costituzionali e legali ci forniscono qualche indicazione. Da tempo i tribunali hanno riconosciuto l’esigenza di protezioni maggiori per le questioni private e intime rispetto a quelle pubbliche e commerciali. Ha senso e offre un punto di partenza per riflettere sulle priorità relative alla libertà religiosa. Da un punto di vista generico, più le rivendicazioni della libertà religiosa riguardano questioni puramente private, di famiglia o ecclesiastiche più diventano interessanti; al contrario, più riguardano le funzioni pubbliche e governative meno sono coinvolgenti. Potrebbero esservi delle eccezioni, ma questo è un buon punto da cui partire quando si riflette sulle priorità relative alla libertà religiosa e sui possibili compromessi.

Alcune libertà sono il fulcro della libertà religiosa perché giacciono all’interno di una sfera fondamentalmente privata. In merito a queste libertà vi è poco spazio per i compromessi. Tra queste ci sono la libertà di credo, le libertà connesse all’insegnamento evangelico in famiglia e al rendere il culto; la libertà di esprimere il proprio credo a una persona disposta ad ascoltare, come per esempio l’opera missionaria; le libertà legate agli affari interni delle chiese, tra cui l’istituzione della dottrina della chiesa, la selezione e la gestione dei dirigenti del sacerdozio, e la definizione dei criteri di appartenenza. Queste libertà religiose ricadono all’interno di un’area di autonomia personale e istituzionale, e pertanto sono soggette a una regolazione minima, se non nulla, da parte del governo. Praticamente non sono negoziabili.

Il nucleo più profondo racchiude più delle sole questioni private. Ai credenti spettano gli stessi diritti di libertà di parola e di espressione in pubblico garantiti ai non credenti. Ciò significa che, come qualsiasi altro cittadino, hanno lo stesso diritto protetto dal Primo Emendamento di esprimere le proprie opinioni per strada e sui marciapiedi; di divulgare il proprio credo su carta stampata, per radio, via Internet e sui social media; di partecipare appieno ai dibattiti democratici in merito alle politiche pubbliche, incluse le questioni controverse; e di richiedere al governo la protezione dei propri interessi. Queste sono libertà di base intrinseche all’essere cittadino americano e anche queste non sono negoziabili.

Il nucleo più profondo racchiude anche il diritto a non subire punizioni, ritorsioni o discriminazioni da parte del governo sulla base della religione. Nessun credente deve essere escluso da incarichi o impieghi pubblici solamente sulla base della sua fede. L’America non richiede esami a sfondo religioso per posizioni governative. Allo stesso modo, non dovrebbe esserci alcun esame a sfondo religioso per intraprendere carriere regolate dal governo. Per esempio, chi crede in modo tradizionale nel matrimonio, nella famiglia, nell’identità sessuale e nella sessualità non deve essere escluso da professioni quali il counselor, l’insegnante, l’avvocato, il dottore o altre categorie professionali la cui licenza per operare è concessa dal governo. Né deve esser più complicato stabilire un’organizzazione non-profit religiosa di una secolare. Alle organizzazioni religiose non deve essere negato lo stato di non-profit sulla base delle loro dottrine e delle loro pratiche religiose. Di nuovo, questi diritti basilari a un trattamento equanime sono le libertà americane fondamentali e non devono essere messe in discussione o essere oggetto di compromessi.

Ciò che ho appena descritto potrebbe essere chiamato il nucleo più profondo della libertà di religione. A meno che tale nucleo non venga protetto con forza, non vi è alcuna libertà religiosa come intesa dagli americani. Queste libertà sono vitali per ogni credente e per la sua famiglia nella propria vita privata. Sono essenziali anche per evitare persecuzioni ufficiali e per garantire che i membri di una particolare comunità religiosa non vengano dichiarati reietti legalmente e socialmente, come accadde tempo fa agli ebrei in Europa.

Vicino al nucleo

Prossime a questo nucleo più profondo ci sono libertà relative alla funzioni non-profit religiosamente importanti portate avanti dalle organizzazioni religiose. Tra queste troviamo la libertà di queste organizzazioni non-profit di avere politiche di impiego che riflettono il loro credo religioso, tra cui la libertà di assumere sulla base di criteri religiosi. Questa è la libertà, garantita dal Titolo VII, che permette alla Chiesa di avere come criterio di impiego la detenzione di una raccomandazione per il tempio. Senza questa libertà, l’abilità della organizzazioni religiose di adempiere la propria missione sarebbe seriamente compromessa.

Inoltre, in questa categoria ricade il diritto di istituire scuole, college e università religiose. Tali istituzioni devono avere la libertà di sancire un codice d’onore per gli studenti che rifletta i propri insegnamenti religiosi, tra cui le norme che governano una condotta sessuale appropriata. Il governo non deve usare la sua abilità di finanziare l’istruzione per costringere o spingere le scuole religiose ad abbandonare i propri standard religiosi.

Allo stesso modo, le istituzioni religiose caritatevoli devono avere il diritto di gestire la proprio opera di bene secondo i dettami del proprio credo religioso, senza l’interferenza sostanziale del governo e senza essere obbligate a dedicarsi ad attività fondamentalmente contrarie al loro credo.

Queste libertà sono estremamente importanti per la Chiesa e per le altre organizzazioni religiose. Tuttavia, come potete vedere, esse ci portano ad aspetti che sono sempre più controversi perché, a volte, possono estendersi al di là del prettamente privato o religioso.

Andando oltre il nucleo

Spostandoci verso contesti più commerciali, le nostre aspettative di una libertà religiosa illimitata devono essere ridimensionate. Non perché il mondo del commercio non sia importante, ma perché esso è ora massicciamente regolato e si sovrappone con ciò che per decenni è stato considerato diritto civile, quale il diritto di non subire discriminazioni nel mondo del lavoro o di non vedersi negati spazi pubblici sulla base di certe caratteristiche.

Le rivendicazioni della libertà religiosa da parte di imprenditori sono più forti in contesti aziendali piccoli, amichevoli e familiare e, conseguentemente, sono più deboli in contesti aziendali grandi e impersonali. Tuttavia, le aziende non dovrebbero essere obbligate a produrre articoli o a offrire servizi che sono fondamentalmente in conflitto con il proprio credo religioso. Ad esempio, nessuno potrebbe asserire seriamente che a un’azienda debba essere ordinato di stampare o distribuire materiale pornografico; tale principio può applicarsi anche in circostanze meno ovvie. Allo stesso modo, le aziende dovrebbero poter usare simboli e messaggi che rispecchiano il loro credo. Mi pare di capire che In-N-Out Burger stampa sotto ogni bicchiere “Giovanni 3:16”.

Tuttavia, l’abilità delle aziende secolari di rifiutare impiego o servizi a coloro che conducono uno stile di vita che esse considerano immorale viene spesso limitato. Sebbene debba avere il diritto di mettere un messaggio scritturale sui suoi bicchieri, In-N-Out Burger non può pretendere di rifiutarsi di servire persone non cristiane o LGBT.

Quindi, l’ambito commerciale è un’area in cui, a volte, i paladini della libertà religiosa devono essere disposti a scendere a compromessi prudenti. Non ogni aspetto della vostra azienda sarà in grado di rispecchiare il vostro credo religioso nello stesso modo in cui può farlo la vostra casa o la vostra congregazione. Salvaguardare l’abilità degli imprenditori di gestire ogni aspetto dell’azienda secondo il loro credo religioso sarà impossibile. La Chiesa stessa non è nella posizione di combattere tale battaglia se questo andasse a discapito di ulteriori libertà religiose fondamentali. Proteggere queste libertà fondamentali deve rimanere una priorità o corriamo il rischio perdere anche queste.

Il cerchio più esterno

Infine, ci sono aree in cui le rivendicazioni delle libertà religiose sono molto più deboli e sarà molto difficile difenderle. Alcune di queste hanno a che fare con i servizi governativi in cui ai funzionari viene richiesto per legge di portare a termine certi compiti. In tali aree, il credo religioso deve avere ragionevolmente un suo spazio, ma altri interessi governativi potrebbero limitare in modo significativo il livello di tale assetto. Ad esempio, se è vostro compito celebrare i matrimoni per l’ufficio del registro della contea e nessun altro può prendere facilmente il vostro posto, allora la vostra libertà di rifiutare di celebrare matrimoni contrari al vostro credo religioso potrebbe essere molto limitata.

Tuttavia, un governo che rispetta la libertà religiosa dovrebbe andare incontro alle esigenze religiose dei suoi impiegati statali quanto più possibile. Interventi appropriati dovrebbero essere compiuti, inoltre, per l’abbigliamento religioso e, ove possibile, per l’osservanza del giorno del Signore.

Per riassumere, dal mio punto di vista, vi è una gerarchia di libertà religiose e l’unica scelta che abbiamo è quella di stabilire delle priorità. Quelle relative a contesti privati ed ecclesiastici, o che fanno parte dei diritti basilari di tutti i cittadini, sono le più vitali e le meno soggette a compromessi; mentre quelle relative agli ambiti commerciali e governativi richiederanno per necessità maggiori compromessi e pragmatismo. Vi prego di comprendere che nell’etichettare alcune libertà come parti del “nucleo” della libertà religiosa, non sto insinuando che le libertà non racchiuse in tale nucleo non siano importanti o non meritino di essere difese. Ciò che sto suggerendo è che se vogliamo salvaguardare la libertà religiosa e vivere pacificamente in una società che sta diventando sempre più intollerante verso la fede, allora dobbiamo essere molto chiari in merito a ciò che conta di più e scendere a compromessi in aree che contano di meno, perché se non lo facciamo, corriamo il rischio di perdere diritti fondamentali senza i quali semplicemente non possiamo vivere.

Difendere la libertà religiosa – Sollevate dove siete

Prima ho detto che chi ha cuore la libertà religiosa deve prima di tutto stabilire delle priorità e poi, in secondo luogo, imparare come dedicarsi a difendere la libertà religiosa e scendere a compromessi appropriati nell’interesse dell’equanimità e della pace. Ora esamino questo secondo dovere: come dedicarsi alla difesa della libertà religiosa.

Di recente,al Freedom Festival qui a Provo, l’anziano Christofferson ha parlato del modo in cui cittadini comuni possono difendere la libertà religiosa. Ha presentato un semplice approccio composto da quattro parti che si applica a tutti noi.

Primo, siate informati. È quello che state facendo oggi e durante tutta questa conferenza. Per difendere la libertà religiosa abbiamo bisogno di saggezza, anzi, di saggezza ispirata. Ed essa richiede conoscenza. Pertanto è vitale essere informati su cosa significhi libertà religiosa; su quali libertà siano le più importanti; su quali interessi sociali conflittuali esistano; sul modo in cui la società, i nostri amici, i nostri vicini e i nostri figli percepiscono la libertà religiosa; sulle prove che la libertà religiosa affronta e e sull’effetto che queste prove ha sulle persone reali che vivono una vita reale. Dobbiamo essere informati.

Secondo, imparate a far sentire la vostra voce con coraggio e con garbo. Questa è una linea sottile. Da un lato, non possiamo essere obbligati al silenzio da voci intolleranti che dichiarano di rappresentare il progresso e l’apertura mentale. Questo luogo comune trito e ritrito sta diventando vecchio; tali voci non rappresentano il progresso e non possiamo permettere loro di metterci a tacere. Tuttavia, contemporaneamente, dobbiamo dichiarare i nostri punti di vista con garbo sincero. Questo non è il momento per la rabbia. Perciò, quando fate sentire la vostra voce, fatelo con calma. Sorridete un pochino. Cercate un’intesa vera. Riconoscete le argomentazioni legittime. Spiegate il motivo per cui le libertà che difendete sono così importanti per voi, per la vostra famiglia e per la vostra chiesa: fatene una questione personale. Difendente risolutamente i principi pur comprendendo che in alcune aree dobbiamo scendere a compromessi per proteggere le nostre libertà più importanti.

Terzo, come direbbe il presidente Uchtdorf, “Sollevate dove siete”[9]. Non è necessario che vi candidiate per il Congresso o per l’organo legislativo per fare la differenza. E la Chiesa non ha bisogno che voi intraprendiate azioni legali a nome suo. Ciò di cui vi è bisogno è che voi siate coinvolti nelle organizzazioni politiche, civiche, professionali e imprenditoriali che vi circondano e che esprimiate le vostre preoccupazioni e il vostro supporto per la libertà religiosa. È finito il tempo in cui concentrarsi in modo limitato soltanto sulla nostra famiglia e sulle nostre congregazioni. Dobbiamo essere coinvolti nelle organizzazioni civiche che ci circondano e incoraggiarle a rispettare e a sostenere la libertà religiosa, anche quando ciò significa accogliere in parte convinzioni e pratiche che non gradiamo.

Infine, in qualsiasi momento, siate credenti esemplari in modo che gli altri vedano le vostre buone opere, vivano sulla loro pelle la vostra amicizia sincera e siano solidali con le vostre preoccupazioni in merito alla libertà religiosa. Come ha detto l’anziano Christofferson:

“Gli americani tendono a rispettare e a proteggere ciò che ritengono buono. Pertanto mostriamo loro le cose migliori e superlative della nostra fede: la nostra disponibilità ad amare e a servire il prossimo, a creare famiglie solide, a vivere onorevolmente, a essere buoni cittadini. Quando i nostri concittadini vedranno la bontà della vostra fede, ‘vorranno ascoltarvi e comprendere quando direte che la vostra libertà religiosa viene limitata. Potrebbero non essere d’accordo con voi o, persino, non comprendere completamente la questione così importante per voi. Tuttavia, se vi conoscono e vi rispettano perché siete dei veri [credenti esemplari], saranno molto più propensi a collaborare a una soluzione che rispetta le libertà religiose [essenziali]’”[10].

Compromessi

Infine, alcune riflessioni sui compromessi. Quando affrontiamo spinose questioni sociali e legali, nelle quali altri interessi sono in conflitto con la libertà religiosa, dobbiamo essere preparati a scendere a compromessi saggi nelle aree che, seppur importanti, potrebbero non essere il fulcro della libertà religiosa. Francamente, non abbiamo altra scelta. Quanto si vengono a creare conflitti del genere, dobbiamo riflettere in termini di “equanimità per tutti”, un’espressione che la Chiesa ha usato in un varietà di contesti.

Che cosa significa “equanimità per tutti”? Nel merito, significa che ogni individuo, incluse le persone di fede e le loro comunità religiose, deve avere spazio sufficiente per vivere secondo le proprie credenze principali fintantoché queste non ledano i diritti fondamentali degli altri. Significa pluralismo. Significa un’opportunità equa per ogni persona di esser parte della società, del mondo professionale, del mercato del lavoro e dell’imprenditoria. Significa cercare alternative meno gravose quando si devono raggiungere obiettivi importanti. Significa bilanciare gli interessi conflittuali in modo che quante più persone possibili possano vivere come cittadini con pari diritti in base ai loro valori e ai loro bisogni più profondi.

Tale equilibrio non è una scienza precisa. Nessuno può avere tutto ciò che vuole. Richiede dialogo, comprensione, buona volontà, linee di principio, compromessi difficili e una disponibilità ad adattarsi in modo che le nostre leggi e le nostre comunità facciano spazio per tutti. Richiede, come lo richiede il Salvatore, che noi siamo operatori di pace.

Conclusione

Non c’è dubbio che sia un’impresa ardua. So che alcuni credono che sulla libertà religiosa non si debba mai venire a compromessi. So che alcuni credono che dovremmo difendere e combattere su ogni fronte. Tali sentimenti sono viscerali e dettati dell’emotività, e li capisco. Tuttavia, se lo facessimo, se dessimo meramente sfogo alle nostre emozioni, nell’attuale contesto culturale, correremmo il rischio di perdere tutto. E correremmo il rischio di fallire nel seguire l’esempio di Cristo. Saggezza, equanimità e amore per le nostre libertà religiose richiedono che collaboriamo con i nostri concittadini, andando oltre le profonde differenze culturali, per trovare una base comune affinché tutti possano vivere insieme in libertà e in pace. Spero che tutti faremo la nostra parte per raggiungere questo obiettivo nobile. Grazie.

NOTE

[1] Anziano D. Todd Christofferson, A Celebration of Religious Freedom (San Paolo, Brasile, 29 aprile 2015), disponibile sul sito http://www.mormonnewsroom.org/article/a-celebration-of-religious-freedom.

[2] Laurie Goodstein e Adam Liptak, Schools Fear Gay Marriage Ruling Could End Tax Exemptions, N.Y. Times, 24 giugno 2015.

[3] Articoli di Fede 1:11.

[4] Lochner v. New York, 198 U.S. 45, 76 (1906) (opinione dissenziente del giudice Holmes).

[5] Bowsher v. Synar, 478 U.S. 714, 722 (1986) (corsivo aggiunto).

[6] Schuette v. Coalition to Defend Affirmative Action, 134 S. Ct. 1623, 1636-37 (2014).

[7] Smith, 494 U.S. at 890.

[8] Matteo 5:9.

[9] Dieter F. Uchtdorf, “Sollevate dove siete”, Liahona, novembre 2008, 53–56.

[10] Elder D. Todd Christofferson, 2016 Provo Freedom Festival Address, quoting D. Todd Christofferson, Watchmen on the Tower: Religious Freedom in a Secular Age, Clark Memorandum 11 (Spring 2015).

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